Claudia Arletti e la morte del solare

E’ morta l ‘ Anest , associazione industriali dell ‘ energia solare. Lo racconta Claudia Arletti, in un appassionato articolo , sul ‘’Venerdí ‘ del 21 agosto. Che raccoglie il grido di dolore di Stefano Cianfoni , esponente di Legambiente . Che dice : “Abbiamo rottamato l ‘Anest per non modificare di un millimetro il paesaggio. “ E chiama la protesta di agricoltori e cittadini ‘’ psicosi territoriale di massa’’. Sará vero ? Vediamo. Prendiamo Dubai . Che ha , o avrà , l’ impianto forse più grande del mondo. Fornirá  700 megawatt , come quelli a gas o carbone.  Sará pronto tra un pó , nel 2030. E come superficie….immaginiamo  Central Park di New York , che è 3,14 Km quadrati. Ë da  ingrandire  un pó , moltiplicandolo 68 volte , più qualcosina . Per coprire 214 km quadrati esatti . È molto adatto , ad esempio , per  Palermo, che ha 673.000 abitanti . Avrebbe 68 Central Park coperti di pannelli . Non più un polmone verde gigante, è vero. Ma è  energia pulita. Di che si lamentano  ?
L ’ impianto  andrebbe in periferia. Che tanto è disagiata . Basta stringersi un pó . In quei condomini gremiti giá da prima. Rialzare qualche palazzone qua e lá. O meglio : rialzarli tutti , che poi fanno il condono.
La torre centrale dell ‘impianto è alta 206 metri. In effetti altina…Peró , anche qui : è questione di punti di vista . Per la nana da circo Loretta Napoleoni è una stangona . E poi quegli ulivi millenari : troppo vecchi e bassi , no ? La torre li svecchia un pó . Stefano Cianfanti chiede : ‘Tutti si lamentano , ma come rottamiamo il carbone ? ‘’ . Bill Gates ha idee diverse . Ma Claudia Arletti lo ignora . Fa bene . Vive tanto lontano , in America. Come può capire un problema dell ‘Italia ?  E poi perché non va lui , Bill Gates , da Stefano Cianfoni  ? ( chi crede di essere ? Il piú ricco del mondo ? ) Tutti , non solo i politici , dovremmo piangere per la morte di ‘’ Anest’’ .  Ancora meglio : dovremmo abolire l ‘ agricoltura .  Perché bisogna scegliere , alla fine. Tra energia e cibo . Non si puó avere tutto . E i pannelli solari vogliono spazio . Brava Claudia . Non è vero che il nuovo target di Repubblica sono i deficienti.

E Labas che dice ?

L’ ho persa. Era una foto di Parigi, subito prima del coronavirus. In centro, non ricordo dove. C’ era un palazzo e un cantiere. Con , a fianco , un edificio .Di quattro piani , tutto di container . Stava bene, anche lí , in una piazza storica. Era momentaneo . Appena finiti i lavori era da smontare e riusare altrove.Mi è tornato in mente giorni fa. Leggevo Repubblica , un articolo di Valerio Varesi sui ‘Prati di Capraia’ . Che è un’ex zona abbandonata , divenuta bosco spontaneo. Lo vogliono lottizzare. Farci delle villette, con la scusa che parte del verde sarà pubblico. Tipo periferia di Varese. Non è questo che manca, a Bologna . È l ‘edilizia ‘ sociale’ . Cioè bilocali presentabili, a 400 euro al mese. Vicini al centro . Come quello di un video di uno studente olandese , su YouTube. Che presenta entusiasta la sua casa container . Ad Amsterdam , in un enorme studentato. Andrebbe replicato a Bologna. Dove ? Sotto lo dico.
.
A 400 metri dalla Stazione c’è una ex area industriale . Abbandonata e immensa. A disposizione del comune. Dentro ci starebbe ,quasi ,‘’City Life’’ , il nuovo quartiere di Milano. Quello dei grattacieli . Questa area si chiama Dumbo. Finirá usata per eventi e sagre. Ben reclamizzati e subito dimenticati . Peccato , perché è una manna. Pari al bosco dei Prati di Capraia . Sarenbe perfetto per l ‘ edilizia sociale . Sul modello dello studentato di Amsterdam . In sostanza : case popolari ,ma belle e ‘fighe’ come uscite dalla IKEA.
Perché non interessa a nessuno?
E i centri sociali che dicono?

Editore Oligo

Trovo il  trafiletto sul Venerdí di Repubblica. Parla di un libbricino di 50 pagine. Una biografia di Giulio Romano . Che é……ah sí , quello che ha fatto Palazzo Te a Mantova , no …..? Con gli affreschi meravigliosi e il resto. Libro scritto da Alexandre Dumas , quello dei romanzi popolari…..Cosa possono avere in comune ? Mi incuriosisce. Decido : lo prendo sul Kindle. Cosí non esco e pago la metá . Vado su Amazon, scrivo il nome , e…..Non è disponibile. Chissá per quale cervellotico motivo. Fortuna che esistono gli scanner . Quelli sui 400 euro sono digitalizzano un libro in minuti . Andrá cosí . Uno studente comprerá la copia cartacea. In una piccola libreria snob. Ben nascosta in centro , inaccessibile. Poi. Digitalizza la sua copia , la mette in rete. Cosí é disponibile alla sua morosa e al mondo. Fine. Adesso c’ è un ebook gratis, per tutti , in ogni dove. Ben gli sta agli editori . Accidiosi , snob e ingordi . Parliamo del ‘diritto d’autore’, e va bene. Vogliamo stringerlo stretto , questo diritto , a un ‘dovere d’autore’ ? Ogni editore dovrebbe garantire il formato digitale del proprio catalogo . Di ogni libro , nessuno escluso. Perché il formato Kindle é fondamentale . Se l ‘editore non lo fa non ha diritto di lamentarsi . La vogliamo vedere cosí , la ‘pirateria’ ? Una ingiusta, rozza autodifesa di noi lettori ?

Depressi in Abruzzo

È in  un locale poco illuminato. C ‘ è un  tavolo  e due persone  , che parlano e bevono. Oltre la finestra c’è una montagna e tutto intorno l’ Abruzzo. È una scena di ‘Terra di cannabis’ , documentario di Gianluca Marcon. Che illustra un progetto rivoluzionario : ‘rilanciare’  l ‘ Abruzzo . Grazie alla coltivazione industriale della canapa. Un ‘ idea che ha solide basi. Quello che non convince è ….l ‘ Abruzzo.  Sembra desolato. Giá guardarlo mette disagio. Questi borghi in mezzo al nulla . La scomodità , l’isolamento . Chissá l’inverno. Un conto è fare una foto e ripartire , un altro è viverci. Quello che non si capisce non è perché quasi tutti sono partiti : è perché alcuni sono rimasti. Mi ricorda la casa del mio amico piú caro . Sul Lago Maggiore , pure con un bel giardino. Quando ci andavo tre giorni scappavo a Milano. Con ogni pretesto, praticamente sempre. No , davvero . Bisogna esserci portati.

Forse é meglio Hong Kong . Ci sono stato una settimana , da solo. Ma sono stato bene. Contro ogni buon senso, ogni aspettativa. E se quella , e non l’Abruzzo , fosse il modello giusto ?

Ipercoop come Amazon

Modena , aprile 2020. Emergena coronavirus. C’ è una cosa che non capisco. Le code alla Coop sono lunghissime . Pazienza . La vendita online funziona ma è  lentissima . Intasata, in pratica inutile. Perché il punto debole, il collo di bottiglia, è la consegna . Il resto funziona, e non è poco. Si può scegliere la roba , metterla nel carrello virtuale , pagarla. Come su Amazon. Ma , diversamente da questo, non esiste punto di ritiro. O consegna a domicilio o niente. Una scelta assurda. Perché non andare direttamente dal corriere per il ritiro ? Oppure…

Prendiamo l ‘ Ipercoop I Portali : possono preparare un ‘area del parcheggio. Con , ad esempio , 100 carrelli della spesa, giá riempiti e giá pagati . Il cliente arriva, mostra il pagamento, ritira , va. Come da Amazon . Che ci vuole ?

Certo, non è una bacchetta magica. Ma toglierebbe pressione , e rischi , a tutto il personale. E a tutti i clienti .  E per la Coop sarebbe un affare. Perché non si fa? Non si tratta di inventare Amazon ma di copiarla. Davvero non si può fare niente? 

Il Comune che dice ?

Lettera a Ludovica Carla Ferrari

        

Chiedo 2 minuti , come cittadino. Per riflettere su un fatto. Tra poco dovró uscire di casa , come i peggiori podisti . Per attraversare Modena e avere una ricetta cartacea. Nonostante abbia il ‘fascicolo sanitario elettronico’. Che non serve per le ricette ripetitive , se non sono mutuabili. In pratica una presa in giro .Perché ?  Chi ha preso questa decisione? Perché nessuno se ne è accorto?  Non meriterebbe un servizio delle Jene? O una seria inchiesta della Gazzetta di Modena?

Poi. Dovró fare la fila  alle poste. Per una raccomandata. Nonostante abbia Poste-Cert . Il cui utilizzo è infernale. E mi fermo qui . Potrei continuare con il trasporto urbano . Non esiste una app che mi faccia vedere il mio autobus in tempo reale . Come una lucina su una  mappa . Che mi dica , sempre in tempo reale , i posti liberi. Cosí , in una emergenza sanitaria, ognuno  fa le sue scelte. In base a salute , inclinazione al rischio e altro .

Cara Ludovica Carla Ferrari , la sua  ‘Modena smart’ sembra bella. Lo dico senza ironia. A patto che funzioni. Così sembra Il nuovo ponte di Genova. Luccicante ma non utilissimo: manca l ‘ ultima campata. Quando la mettiamo?

Io, come cittadino, non sono disastrato del tutto. Ricevo Repubblica e il New York Times sul telefonino. Pago con Google Pay etc. ( c’ è di peggio, dai). Ma davanti alla raccomandata on line mi arrendo. Faccia Lei. \

Buona giornata.

    

Michele Serra : ” Le (altre) cose che bruciano”

Trovo , tra i miei appunti , una frase. Ë copiata da una lettera a Michele Serra . Dove un lettore – elettore parla del suo trauma . Che è la ‘ conquista’ di Ferrara da parte della Lega Nord . Dice :

“   (noi, la sinistra…) non  abbiamo da proporre nessuna soluzione semplice per problemi complessi…”.   

.

Mi ha ricordato un fatto, che ho visto mesi fa.   Ero su un treno regionale. Che aveva  finestrini bloccati e condizionatore guasto , in estate.  In pratica un forno. Pieno o quasi. A Modena sale una comitiva di Rom. Informale, disinibita, canterina. E con un odore problematico. Come non avessero  fatto la doccia da dieci anni. Non e’ una tragedia, certo.  Ma un problema si’. Per gli altri. Da risolvere come ? C’e’  una soluzione  insieme civile ed efficace ?  Non saprei. Ma come fa chi  non può far finta di niente? I pendolari di sinistra e di destra ? I belli e i non ? I testardi che non comprano  la Tesla da 100.000

euro ?

La soluzione non la so . Ma il primo passo giusto si’ : ammetterlo. Che ci sono problemi di soluzione incerta. Antipatici . Eppure reali , cose ‘che bruciano’ . Come i  diritti  delle donne nelle comunita’ islamiche,l’inefficienza delle energie rinnovabili, i limiti all’immigrazione, il bisogno di un  reddito di cittadinanza etc.

Oppure l’ avvento della quarta rivoluzione industriale. Che nessuno prende sul serio. Quasi fosse una fregnaccia alla Rifkin.

( la sua  ‘’   economia dell’ idrogeno ‘’…Chi la ricorda piu’  ? )

 Nessuna magia per i problemi tosti :  chiudi gli occhi e rimangono. E la destra ci mangia su e deborda. Non censuriamoci. Ognuno nel suo piccolo o nel suo grande. I blogger da 2 lettori come me e i pezzi da 90. Come Michele  Serra e Gad Lerner. O i semi – vip . Diciamo pezzi da  sessanta . Irraggiungibili non perché famosi ma perché se la tirano . Tipo la Grazia Verasani o Beppe Cottafavi.  Nella mia prossima vita , chissà, glielo dico di persona. Che ció che snobbiamo può diventare un boomerang.

P.S. Bellissimo ‘’Le cose che bruciano”

.

“ 

Il pane da ZTL

Il pane da ZTL

In una vecchia  ‘amaca’  Michele Serra , su Repubblica , parla di tecnologia . Dicendo che che conta , che è da discutere  fuori dal bar. Perche’ si intreccia alla politica e la cambia. In concreto , io la vedo cosí.

Immaginiamo un assessore , alle prese con un  centro  accoglienza. Deve distribuire  , poniamo , il pane. Ha due scelte. Il forno pugliese, in centro storico . Con pane fatto a mano , a 22 euro al chilo. Oppure l’ Ipercoop un chilometro più in lá. Con ottimo pane  a solo 1 euro al chilo , grazie  alla  tecnologia . Che è importante.Perché se, grazie ad essa,

il pane costa un decimo cambia tutto.  Non si può più snobbarla . La politica deve farci i conti.  Per gli assessori è più facile , diciamo cosí , ignorarla. Agire come se non esistesse. Fiondarsi nel primo forno in centro storico . Come se gli ipermercati non esistessero. Questa accidia affiora qui e là , negli scandali . Tipico quello delle casette ai terremotati . Già marce perché scelte male in partenza . Nel totale disinteresse della stampa, fra l’ altro. E ‘ comodo così. Fare come si è sempre fatto , tanto la stampa non vigila . E paga Pantalone. E se scoppia uno scandalo meglio: 

si fanno titoli di giornali più efficaci .

Dopo , solo dopo , si scopre che esistevano casette migliori, che costavano meno.

Deve andare cosí per forza ?


Favola di Natale per Gad Lerner

Caro Gad Lerner,  lei  dice :

“il lavoro umano si deprezza. Tutto il lavoro :  manuale ma anche il  intellettuale. Da almeno 40 anni . Perché ? “

Vediamo……Forse perché sta nascendo una economia nuova?  Ne parlano, da dieci anni almeno, autori come Martin Ford e Andrew McAfee. Ci hanno fatto , su questo tema , addirittura l’ ultimo World Economic Forum , a Davos .

In sintesi estrema : l’ intelligenza artificiale sarà , per la prossima economia, quello che il vapore fu  per la rivoluzione industriale. Una svolta storica. Inarrestabile, come una marea. Che impone scelte. Quali ? Il discorso si complica. Non è questo il posto. Per riassumere all’ estremo ho scritto per lei questa storia  ( è contento ? ).

.

Accadde in un paesino, in Francia. Nel settecento. Era inverno. C’era una carestia atroce. Tutti soffrivano ma non i maiali. Perché il grano era finito ma le patate no. Abbondanti, disgustose. Coltivate , all’epoca , solo per loro.

Un giovane cuoco , per disperazione o gioco , ne getta una nella pentola. La cuoce, la assaggia : è buonissima.

Come dirlo agli altri ? Le patate erano tabú. Per i maiali e basta. Cosa fa ? Inventa le ricette. Per camuffarle . E funzionano. Tutti mangiano patate. La carestia finisce. Il cuoco rivela l’inganno. Ë perdonato. E il tabú, grazie all ‘inganno , finito. Patate e grano avranno pari dignità . E pari utilità . Per sempre.

.

Ora , fuori di metafora,  la ‘patata’ è l’ abbondanza slegata dal lavoro. Portata dalla nuova automazione. Per capirci : il moderno agricoltore che produce come cento braccianti. Ricchezza che dobbiamo saper vedere , valorizzare e distribuire, Come le patate in questa storia.. Per farlo servono le ‘ricette’. E per fare accettare le ricette servono astuzia e una lotta culturale aspra. Per ‘sdoganare’, primo fra altre cose , il concetto di salario universale. Trasferendolo , per cosí dire, dalla porcilaia al ristorante stellato. Creando l’equivalente del welfare per la prossima, diversa economia. Non un traguardo , un solido trampolino di lancio. Tutto qui.

.

Il lavoro non sarà piú come Dio nel monoteismo , quasi un fine in se stesso. Ma come Cristo e la Madonna in un Pantheon. Tra nuovi vicini di casa.In condominio. Un pó come dire : si lavora per vivere ma non si vive per lavorare.

In definitiva, caro Gad Lerner , perché scegliere tra patate e grano ?

È, la coesistenza , davvero impossibile ?

Affettuosi, distonici saluti.