Il pane da ZTL

Il pane da ZTL

In una vecchia  ‘amaca’  Michele Serra , su Repubblica , parla di tecnologia . Dicendo che che conta , che è da discutere  fuori dal bar. Perche’ si intreccia alla politica e la cambia. In concreto , io la vedo cosí.

Immaginiamo un assessore , alle prese con un  centro  accoglienza. Deve distribuire  , poniamo , il pane. Ha due scelte. Il forno pugliese, in centro storico . Con pane fatto a mano , a 22 euro al chilo. Oppure l’ Ipercoop un chilometro più in lá. Con ottimo pane  a solo 1 euro al chilo , grazie  alla  tecnologia . Che è importante.Perché se, grazie ad essa,

il pane costa un decimo cambia tutto.  Non si può più snobbarla . La politica deve farci i conti.  Per gli assessori è più facile , diciamo cosí , ignorarla. Agire come se non esistesse. Fiondarsi nel primo forno in centro storico . Come se gli ipermercati non esistessero. Questa accidia affiora qui e là , negli scandali . Tipico quello delle casette ai terremotati . Già marce perché scelte male in partenza . Nel totale disinteresse della stampa, fra l’ altro. E ‘ comodo così. Fare come si è sempre fatto , tanto la stampa non vigila . E paga Pantalone. E se scoppia uno scandalo meglio: 

si fanno titoli di giornali più efficaci .

Dopo , solo dopo , si scopre che esistevano casette migliori, che costavano meno.

Deve andare cosí per forza ?


Favola di Natale per Gad Lerner

Caro Gad Lerner,  lei  dice :

“il lavoro umano si deprezza. Tutto il lavoro :  manuale ma anche il  intellettuale. Da almeno 40 anni . Perché ? “

Vediamo……Forse perché sta nascendo una economia nuova?  Ne parlano, da dieci anni almeno, autori come Martin Ford e Andrew McAfee. Ci hanno fatto , su questo tema , addirittura l’ ultimo World Economic Forum , a Davos .

In sintesi estrema : l’ intelligenza artificiale sarà , per la prossima economia, quello che il vapore fu  per la rivoluzione industriale. Una svolta storica. Inarrestabile, come una marea. Che impone scelte. Quali ? Il discorso si complica. Non è questo il posto. Per riassumere all’ estremo ho scritto per lei questa storia  ( è contento ? ).

.

Accadde in un paesino, in Francia. Nel settecento. Era inverno. C’era una carestia atroce. Tutti soffrivano ma non i maiali. Perché il grano era finito ma le patate no. Abbondanti, disgustose. Coltivate , all’epoca , solo per loro.

Un giovane cuoco , per disperazione o gioco , ne getta una nella pentola. La cuoce, la assaggia : è buonissima.

Come dirlo agli altri ? Le patate erano tabú. Per i maiali e basta. Cosa fa ? Inventa le ricette. Per camuffarle . E funzionano. Tutti mangiano patate. La carestia finisce. Il cuoco rivela l’inganno. Ë perdonato. E il tabú, grazie all ‘inganno , finito. Patate e grano avranno pari dignità . E pari utilità . Per sempre.

.

Ora , fuori di metafora,  la ‘patata’ è l’ abbondanza slegata dal lavoro. Portata dalla nuova automazione. Per capirci : il moderno agricoltore che produce come cento braccianti. Ricchezza che dobbiamo saper vedere , valorizzare e distribuire, Come le patate in questa storia.. Per farlo servono le ‘ricette’. E per fare accettare le ricette servono astuzia e una lotta culturale aspra. Per ‘sdoganare’, primo fra altre cose , il concetto di salario universale. Trasferendolo , per cosí dire, dalla porcilaia al ristorante stellato. Creando l’equivalente del welfare per la prossima, diversa economia. Non un traguardo , un solido trampolino di lancio. Tutto qui.

.

Il lavoro non sarà piú come Dio nel monoteismo , quasi un fine in se stesso. Ma come Cristo e la Madonna in un Pantheon. Tra nuovi vicini di casa.In condominio. Un pó come dire : si lavora per vivere ma non si vive per lavorare.

In definitiva, caro Gad Lerner , perché scegliere tra patate e grano ?

È, la coesistenza , davvero impossibile ?

Affettuosi, distonici saluti.