Lettera a Ludovica Carla Ferrari

        

Chiedo 2 minuti , come cittadino. Per riflettere su un fatto. Tra poco dovró uscire di casa , come i peggiori podisti . Per attraversare Modena e avere una ricetta cartacea. Nonostante abbia il ‘fascicolo sanitario elettronico’. Che non serve per le ricette ripetitive , se non sono mutuabili. In pratica una presa in giro .Perché ?  Chi ha preso questa decisione? Perché nessuno se ne è accorto?  Non meriterebbe un servizio delle Jene? O una seria inchiesta della Gazzetta di Modena?

Poi. Dovró fare la fila  alle poste. Per una raccomandata. Nonostante abbia Poste-Cert . Il cui utilizzo è infernale. E mi fermo qui . Potrei continuare con il trasporto urbano . Non esiste una app che mi faccia vedere il mio autobus in tempo reale . Come una lucina su una  mappa . Che mi dica , sempre in tempo reale , i posti liberi. Cosí , in una emergenza sanitaria, ognuno  fa le sue scelte. In base a salute , inclinazione al rischio e altro .

Cara Ludovica Carla Ferrari , la sua  ‘Modena smart’ sembra bella. Lo dico senza ironia. A patto che funzioni. Così sembra Il nuovo ponte di Genova. Luccicante ma non utilissimo: manca l ‘ ultima campata. Quando la mettiamo?

Io, come cittadino, non sono disastrato del tutto. Ricevo Repubblica e il New York Times sul telefonino. Pago con Google Pay etc. ( c’ è di peggio, dai). Ma davanti alla raccomandata on line mi arrendo. Faccia Lei. \

Buona giornata.

    

Basta un cancello alto

Tentata aggressione a Beppe Cottafavi , in una nota libreria di Bologna. Stava facendo una presentazione. Al suo fianco la scrittrice Grazia Verasani . All ‘ improvviso , dal pubblico , un uomo si alza e lo interrompe.  Sembra agitato. Dice che deve fare un appello. Con calma, Cottafavi lo ferma. Dice che lí  si fanno domande , non appelli. E prima si lascia parlare.

Ma lui niente. Si agita. Comincia una solfa e si dirige al microfono. In quel momento due commessi intervengono. Uno per lato lo accompagnano all ‘uscita . In modo non elegantissimo. Perché quello si divincola. Non esce in due secondi.

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Riesce a dire che è un pensionato di Trepuzzi . Che ha avuto un infarto. Che  ha bisogno di una visita cardiologica. Che , a suo dire , gli salverebbe la vita. La vuole subito e gratis . Nel pubblico ospedale. Saltando la lista di attesa , di soli sei mesi. Non spiega che , questa attesa, è frutto di uno studio attento

 E che permette una parentesi di calma.Che anche il più emotivo degli infartuati potrá  sfruttare. Con corsi di danza yoga o , suggerisce la Verasani , fiori di Bach . Ma lui niente . Dá la colpa agli immigrati . Che , per lui , intasano i servizi. Mah ….io non so . Certa gente dovrebbe riflettere.

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Dice che ha pagato i contributi INPS , per 40 anni . E allora ? Chi li ha pagati per 60 ? Per 80 ? E poi , quell’ infarto…È solo il primo e non ha un bypass. E chi è al terzo infarto con 5 bypass ?  O al quinto con sette ?

No, davvero, non c’ è più religione. Una piazzata che neanche a Napoli.

. E poi…è cosí che si parla ai quasi vip ?  Un conto è andare a una presentazione . Passi per il firma copie. E poi , sí , alla cassa , democratica per forza. Ma poi basta . Ognuno al suo posto. Un pó tipo Karen Blixen con gli africani , dai . Non é che puoi farti vedere con un meccanico dentista o una partita IVA . Insomma……un ponte levatoio no : il piano regolatore non lo permette . Ma un bel cancello sí . Alto, possibilmente ben chiuso.

Michele Serra : ” Le (altre) cose che bruciano”

Trovo , tra i miei appunti , una frase. Ë copiata da una lettera a Michele Serra . Dove un lettore – elettore parla del suo trauma . Che è la ‘ conquista’ di Ferrara da parte della Lega Nord . Dice :

“   (noi, la sinistra…) non  abbiamo da proporre nessuna soluzione semplice per problemi complessi…”.   

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Mi ha ricordato un fatto, che ho visto mesi fa.   Ero su un treno regionale. Che aveva  finestrini bloccati e condizionatore guasto , in estate.  In pratica un forno. Pieno o quasi. A Modena sale una comitiva di Rom. Informale, disinibita, canterina. E con un odore problematico. Come non avessero  fatto la doccia da dieci anni. Non e’ una tragedia, certo.  Ma un problema si’. Per gli altri. Da risolvere come ? C’e’  una soluzione  insieme civile ed efficace ?  Non saprei. Ma come fa chi  non può far finta di niente? I pendolari di sinistra e di destra ? I belli e i non ? I testardi che non comprano  la Tesla da 100.000

euro ?

La soluzione non la so . Ma il primo passo giusto si’ : ammetterlo. Che ci sono problemi di soluzione incerta. Antipatici . Eppure reali , cose ‘che bruciano’ . Come i  diritti  delle donne nelle comunita’ islamiche,l’inefficienza delle energie rinnovabili, i limiti all’immigrazione, il bisogno di un  reddito di cittadinanza etc.

Oppure l’ avvento della quarta rivoluzione industriale. Che nessuno prende sul serio. Quasi fosse una fregnaccia alla Rifkin.

( la sua  ‘’   economia dell’ idrogeno ‘’…Chi la ricorda piu’  ? )

 Nessuna magia per i problemi tosti :  chiudi gli occhi e rimangono. E la destra ci mangia su e deborda. Non censuriamoci. Ognuno nel suo piccolo o nel suo grande. I blogger da 2 lettori come me e i pezzi da 90. Come Michele  Serra e Gad Lerner. O i semi – vip . Diciamo pezzi da  sessanta . Irraggiungibili non perché famosi ma perché se la tirano . Tipo la Grazia Verasani o Beppe Cottafavi.  Nella mia prossima vita , chissà, glielo dico di persona. Che ció che snobbiamo può diventare un boomerang.

P.S. Bellissimo ‘’Le cose che bruciano”

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“ 

Pinocchio 2 . 0

Pinocchio 2.0

Oddio è proprio lei. Con il faccino truccato, un filo di voce , il vestitino. È in una ‘diretta’ su Facebook , nella pizzeria ‘Il bel sole’  di Avellino. In pratica un karaoke. Canta un pezzo di  Mina , tra i tavoli . Batte le mani e dice  : ‘ tutti assieme ‘.  Ma quelli  mangiano. Ci riprova,  si irritano. Vola prima  una  parola forte , poi una mezza bestemmia, infine un pezzo di pane . É troppo. Il  ‘manager’ interviene ,  con gesto collaudato ,  di chi conosce i suoi polli . Le  toglie il microfono. “ Bravissima Danielle. Grazie’’ , dice,  “ e adesso un’ altra . É  giá  qui.  Presentati.” E si fa avanti una moretta   ….. .

‘Danielle’ la conoscevo  quando era Daniela  e  aveva dodici anni. E abitava a tre passi dalla mia casa di allora. Alla Crocetta, quartiere operaio  di Modena. I genitori   lavoravano in Germania , in  una   fabbrica.  Un bel giorno arrivano i robot e sono licenziati . Si trasferiscono a Modena.  Impiegati  in un posto più piccolo ma meno agguerrito .Che alla fine chiude . Nel fatale 2008 della crisi mondiale. E qui si volta pagina . Grazie a Facebook lo so.

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Si trasferiscono ad Avellino .  Il padre trova  un nuovo lavoro , ma in nero. Come carrozziere. La madre pure. Senza contratto , in un centro estetico . E Daniela ? La ricordo sotto le mie finestre , con il pallone . Per ore , a trecento metri da un parco pubblico .  Una tortura. La odiavo un pó .  Speravo si rompesse il braccino . Ecco …..Daniela oggi ha 20 anni. La ritrovo su Facebook . È diventata ‘ Danielle’ . Canta,  nelle  sagre , nelle pizzerie . Ed è fascista. Convintamente. Assieme al papà e alla mamma. A Modena frequentava un istituto d’arte. Che interrompe.  Ad Avellino frequenta una    ‘academy’.  C’ è  la foto .  Una specie di  studio televisivo . Con lei , Daniela,   tra il direttore e la direttrice.  E di colpo penso a Pinocchio . Tra il Gatto e la Volpe .

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Perché su Facebook mi si apre un mondo. Il Gatto e la Volpe si sono evoluti. Usano l’intelligenza artificiale per trovare i ‘polli’ . Cioè persone narcisiste , di ambizione smodata, Tipicamente su Facebook .  Il ‘lavoro’ della ‘ academy ‘  è di farli sentire speciali . Con un diritto a una celebrità televisiva , anche dopo una quarta bocciatura in terza media.‘Pompano’ il loro narcisismo , che non ha base nel talento . Vantano agganci con il mondo dello spettacolo .  Senza mai fare promesse concrete. Vicini al confine  della truffa , ma al di qua. Funziona alla grande. Dai tempi di ‘Bellissima’ di Luchino Visconti a oggi. Un ‘ industria ,  sempre aggiornata . Ma con  un cuore eterno che è lo sfruttamento degli sprovveduti , non necessariamente buoni.

Dietro  a questo pezzo  di Italia  la politica  è più lontana della luna.  La sinistra ammette che  il cambiamento della tecnologia  c ‘è . Ma meglio far finta  di niente.  Mettere  una pezza qui e una lá . Senza guardare  lontano e senza farsi troppe domande. Piú efficace la destra. Con il ditone puntato contro  grande finanza e  Soros, sostituzione etnica etc.   Soluzione : guardare al passato  . Agli anni 60  idealizzati , al riparo dalla tecnologia.

 E la cultura?

(continua…..)

Piccole librerie e vecchi merletti

La mia professoressa delle medie, che frequentai nel 1970, muore. Vengo a saperlo per caso. Si è spenta nel sonno, serena, centenaria. Provo tristezza. La ricordo con affetto . E mi fa venire in mente un  libro :  ‘’La casa di campagna”, di Piero Calamandrei. Che lei consigliava come lettura. Ci teneva molto . Era legato a un suo ricordo privato . Un giorno ce lo avrebbe raccontato , diceva. Invece no. Non l’ ha mai fatto. Non sapró mai perché. Fatto sta che quel libro mi torna in mente . Non l’ho mai letto e chissá dove é finito. Vado in libreria : non è recuperabile. Forse era di un editore piccolo , mi spiega il libraio.  Che ha chiuso bottega, bloccando ogni pubblicazione . Perché i diritti sono suoi. Capita , dice.  È giusto ?  Per me no. Ogni libro dovrebbe avere la sua versione digitale,  su Amazon e non solo. Perché il digitale è di fatto gratuito . Quindi non ci sono scuse : va reso disponibile. Il non farlo è una precisa scelta. Che alcuni possono vedere come accidia e bullismo culturale. Perché si colpisce il diritto all ‘ informaziome.

Poi: le piccole librerie……

Il digitale può tornare cartaceo. Il  gentile libraio può procurarsi il PDF del libro , spedirlo a un artigiano e farmelo stampare. Magari in versione economica o , al contrario, lussuosa. Insomma….indietro non si torna , ma tutti possono convivere con tutti. Megastore e microlibrerie. Non mi associo ai cori di lamenti.  Ci vedo un fondo di autocompiacimento , pigrizia mentale e snobismo.

Discorso a parte la pirateria. Mi limito a una osservazione. Sono abbonato a Repubblica on line. Pago un filo meno di 20 euro al mese. L ‘ abbonamento digitale al New York Times costa la metá . E mi dá accesso a un archivio completo degli ultimi 25 anni . Su Repubblica no. Non ”posseggo ‘ niente. Non é come un ebook su Amazon. Tanti articoli bellissimi , ben compresi alcuni di Augias e Rampini , vanno persi per sempre. Qui la nostalgia é giustificata. Non si puó piú tagliare le pagine e riporle. É una perdita secca.

Ma non per chi ha la versione online ‘pirata”. Loro ottengono il giornale gratis e lo archiviano . Dove vogliono , per sempre. Vista cosí , la pirateria ha una faccia piú ‘sorridente’. Ingiusta ma legata alla frustrazione dei consumatori.

Caro Corrado Augias, vogliamo dire anche questo ?

P. S. Qualcuno mi regala il libro di Piero Calamandrei ?

Sotto al tappeto di Jennifer

 Il problema del clima ha una soluzione facile : tirare la cinghia e affidarsi alle rinnovabili . Come ripetono , in coro , economisti e scienziati. Ma la lobby del petrolio non vuole. E , con i suoi mezzi potenti, preme sulla politica. E blocca il cambiamento .Tutto qua. Lo spiega Jennifer Morgan , direttore esecutivo di Greenpeace. Che Luca Fraioli intervista su Repubblica del 14 dicembre.   Il gas…. sarebbe fossile ma non  si dice. Non sta bene. E va usato di straforo . Se no i conti non tornano. Fine del problema. O no ?  Vediamo.

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Prendiamo la Svizzera . Che ha  rottamato una centrale nucleare a Berna. Dopo 47 anni di servizio. Durante i quali ha fornito metá dell’energia consumata nel cantone , cioé 373 MW. Vogliamo sostituirla con una turbina eolica ? Benissimo. C’ è la Enercon E – 126 . È alta 135 metri. Piú di ‘Bosco verticale’ , bellissimo grattacielo di Milano. Ma, a differenza di questo, è  un ecomostro. Pazienza. Il problema è che produce 7,58 MW. Quindi ce ne vogliono 49. Proprio nella bellissima Berna , tutelata dall ‘ Unesco. Anche qui per colpa della lobby del petrolio ? Perché , con i soldi ,ha corrotto la matematica? E dove le mettiamo , 49 torri da 135 metri ? Sotto il tappeto di Jennifer ?

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E il solare  è pure peggio. Hai voglia ad abbellire le rinnovabili. A descriverle con effetti speciali. Restano quello che sono : una regressione , un vicolo cieco. Una finta soluzione che diventa , di suo, un problema. Io la vedo cosí . Il reattore  svizzero era superato.  Bene. Uno  simile, infinitamente più sicuro , moderno,  produce 1400 MW. Piú del triplo. Sufficiente per grandi cose.  Come il  riscaldamento  di ogni edificio . E per  elettrificare tutto il trasporto. E altre cose , più all’ avanguardia. E Jennifer Morgan ?  Come farebbe andare avanti Milano solo con le rinnovabili ? Perché Luca Fraioli non glielo chiede ? Non ne vede il bisogno perché tanto siamo ritardati ?

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Il fatto è che ….non è una partita di calcio. Di qua le rinnovabili , di lá il nucleare. Bisogna scegliere di volta in volta. Senza fanatismi . Per la casetta in montagna il pannello solare va benissimo. Per tutta Milano anche. A patto di abolire giorni grigi , nebbia e agricoltura.

Tanto  a mangiare si va a casa di Luca Fraioli o di Jennifer.

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Il problema delle storie troppo belle è che vogliamo crederci. Meglio di tutti lo ha capito Vanna Marchi , con il suo epocale ‘’ scioglipancia alle alghe’’. Un ‘altra soluzione semplice a un problema complesso : quello dei disturbi alimentari. Sappiamo come è finita . Pure con le rinnovabili… Annusate bene……non vi ricorda la vecchia puzza di alghe e di miracoli  ?

Favola di Natale per Gad Lerner

Caro Gad Lerner,  lei  dice :

“il lavoro umano si deprezza. Tutto il lavoro :  manuale ma anche il  intellettuale. Da almeno 40 anni . Perché ? “

Vediamo……Forse perché sta nascendo una economia nuova?  Ne parlano, da dieci anni almeno, autori come Martin Ford e Andrew McAfee. Ci hanno fatto , su questo tema , addirittura l’ ultimo World Economic Forum , a Davos .

In sintesi estrema : l’ intelligenza artificiale sarà , per la prossima economia, quello che il vapore fu  per la rivoluzione industriale. Una svolta storica. Inarrestabile, come una marea. Che impone scelte. Quali ? Il discorso si complica. Non è questo il posto. Per riassumere all’ estremo ho scritto per lei questa storia  ( è contento ? ).

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Accadde in un paesino, in Francia. Nel settecento. Era inverno. C’era una carestia atroce. Tutti soffrivano ma non i maiali. Perché il grano era finito ma le patate no. Abbondanti, disgustose. Coltivate , all’epoca , solo per loro.

Un giovane cuoco , per disperazione o gioco , ne getta una nella pentola. La cuoce, la assaggia : è buonissima.

Come dirlo agli altri ? Le patate erano tabú. Per i maiali e basta. Cosa fa ? Inventa le ricette. Per camuffarle . E funzionano. Tutti mangiano patate. La carestia finisce. Il cuoco rivela l’inganno. Ë perdonato. E il tabú, grazie all ‘inganno , finito. Patate e grano avranno pari dignità . E pari utilità . Per sempre.

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Ora , fuori di metafora,  la ‘patata’ è l’ abbondanza slegata dal lavoro. Portata dalla nuova automazione. Per capirci : il moderno agricoltore che produce come cento braccianti. Ricchezza che dobbiamo saper vedere , valorizzare e distribuire, Come le patate in questa storia.. Per farlo servono le ‘ricette’. E per fare accettare le ricette servono astuzia e una lotta culturale aspra. Per ‘sdoganare’, primo fra altre cose , il concetto di salario universale. Trasferendolo , per cosí dire, dalla porcilaia al ristorante stellato. Creando l’equivalente del welfare per la prossima, diversa economia. Non un traguardo , un solido trampolino di lancio. Tutto qui.

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Il lavoro non sarà piú come Dio nel monoteismo , quasi un fine in se stesso. Ma come Cristo e la Madonna in un Pantheon. Tra nuovi vicini di casa.In condominio. Un pó come dire : si lavora per vivere ma non si vive per lavorare.

In definitiva, caro Gad Lerner , perché scegliere tra patate e grano ?

È, la coesistenza , davvero impossibile ?

Affettuosi, distonici saluti.

Grazia Verasani parte 2

Il foglio

Grazia Verasani : ‘Elena, ascolta, ieri prendevo due appunti. Per cercare una idea fresca . Lontana dai  luoghi comuni sull’ Africa. Magari pure veri, per caritá. E allora, niente…Spulcio Facebook. Trovo un post anonimo ,  su un esperimento : un bosco, piantato per contrastare il deserto. È largo, dice, 21 volte il Central Park di New York.  Oddio, sarà un parco nazionale, penso. Lungo 50 o 100 chilometri. Invece no. La lunghezza è 8.000 chilometri. Rido di gusto. Ci vuole un limite, no ? Anche per le fake News. Poi esco. Non ci penso più.

Elena Stancarelli (ridendo) : ‘’ E invece…..Hai scoperto che è vero ? “

Grazia Verasani : ‘’Si . Alla sera ho controllato. Si chiama ‘Muro Verde’’, ed è finanziato da agenzie internazionali. E dará lavoro locale a milioni di persone. Anche questa è Africa, mi sono detta. Poi ho curiosato qui e lá , fuori da Facebook. Ci sono novità rivoluzionarie. Tipo questa cosa della ‘blockchain’, che fará da banca ai poverissimi. E guarda… (mostra il foglio ). La lista è lunga. Non si finisce più. Ma arrivo  al punto.”

Romano Montroni : ‘Brava. Perché il punto è che si muore in mare. L’ emergenza è questa.I grandi progetti   discutiamoli  a parte. ‘’

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È stato qui, in questo preciso momento. La tensione, nella sala, è  cominciata a salire.Pian piano, come una marea. Come se un prete fosse ubriaco ,poniamo. E i fedeli alla messa , appisolati , si svegliassero . E si accorgessero  che sta parlando della pornografia. Dicendo che va diffusa.

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Grazia Verasani : ‘ Il punto è questa nuova Africa. Cioè il prossimo miracolo economico. La nuova Cina. Ha ragione  Federico Rampini : va vista cosí . Con i suoi problemi , si capisce. Ma non più una valle di lacrime. Altrimenti si scade nel ‘buonismo’. Gli sbarchi…accettiamoli, diosanto.   Ma poi vediamoli nel loro contesto . Cioè come ‘prodotti’. Di una industria del crimine simile ai sequestri di persona. Ogni migrante che salvi cedi a un ricatto. Se non sbarca muore la colpa è tua. I trafficanti lo sanno. Ti ricattano  e si arricchiscono . Fra l’altro, questi barconi…Nessuno mai li intercetta. Un solo vecchio drone impedirebbe chissà quante partenze. Che non è una soluzione, no. Ma intanto salvi vite e fai fallire i trafficanti.

Elena Stancarelli ( irrigidendosi ) : ‘ Un momento. Nel libro parlo di una esperienza mia. Del mio rapporto con una tragedia. L’ Africa intera in un duecento pagine non ci sta.’’

Grazia Verasani : “ Ascolta….te scrivi quello che vuoi e io dico quello che penso , va bene ?  Per  me slogan tipo ‘Apriamo tutti i porti ‘’  equivale a ‘cediamo a tutti i ricatti’’. O ‘paghiamo tutti i riscatti ‘’. No.  Il cuore, senza testa, non va da nessuna parte. ’’

Intanto Romano Montroni si rabbuia. Guarda incredulo Grazia Verasani .  Come per dire : ma  dove vai a parare ? Proprio te che non hai dodici anni. Che di presentazioni ne hai viste. Te che  eri una in riga. Con un ego piccolo magari no. Ma, insomma….. Diciamo come una democristiana punk. Con la cresta verde, se vuoi,  ma di sotto democristiana.

Romano Montroni :  ‘ Grazia, scrivilo te, questo  libro illuminante. Intanto qui presentiamo quello di Elena. Se non ti dispiace, eh ? ‘’

Grazia Verasani : ‘ Ma non irritarti , dai .Appena si canta fuori dal coro…..Cosa mi avete chiamato a fare ? La corista ? C’ è  un elefante nella stanza e faccio finta di niente ?  Che poi…guarda ( indica il foglio) . Sono tre elefanti, quattro, cinque… Ho qui la lista. Ma non si dice. Non sta bene, vero ? Sapete cosa vi dico ? La messa ve la cantate  da soli. Andate a cagare. “’

Si toglie il microfono, si alza. Esce.

Romano Montroni : ‘ Ecco, brava. Tornatene a fare i tortelli. Il tempo ce l’hai. Prima che ti richiami potrebbe passare un pó.’’

Grazia Verasani sbatte la porta. In sala sbigottimento, grande scandalo, infarti.

Loretta Napoleoni parte 2

Eccomi a via Del  Piombo , a Bologna.  Loretta Napoleoni ha presentato ‘’Mercanti di uomini’’, il suo libro sull’ immigrazione clandestina. Ha appena finito. L’ultima domanda del pubblico è stata : ‘’Cosa si può fare ? ‘’. Lei ha taciuto. Ha fissato un punto nel vuoto. Dopo trenta, lunghi secondi ha detto :

(Loretta Napoleoni ) ‘’ Io….non so. Ci vogliono idee nuove. Piú coraggio, pensare in grande. Oggi sono normali cose che sulla carta erano folli. Come Dubai ……Con  questa periferia immensa , in pieno deserto. Con le case per gli operai indiani. Alcune belle , altre no. A nessuno interessa. Ma é terra strappata al deserto….In una periferia nuova ci starebbe un intero campo profughi .Voglio dire…..cittá intere stanno nascendo nel nulla. Di sicuro in  Egitto ed Arabia Saudita .Il deserto non ha conflitti e non manca.

E la tecnologia esiste. Israele era assetata e ora esporta acqua potabile. Che  ricava dal mare. Pazzesco. Insomma , basta rammendi. Ripeto: pensiamo in grande. Partendo da queste esperienze. Imitandole e migliorandole. Ci vuole una nuova speranza , una” terra promessa” . Lo si é fatto in passato. La storia insegna.”

Poi saluta il pubblico.  Io mi preparo. Prendo la mia copia del libro. Mi metto in coda per la firma. Saranno duecento persone. Il pubblico in sala è imponente. Fortuna che Vasco Rossi non lo vede. Altrimenti sai che invidia…Finalmente è il mio turno. Loretta Napoleoni è simpatica e altissima. Meglio cosí. Sto per parlarle di un argomento ingombrante. Che fa alzare i soppracigli e storcere i nasoni. Ecco, è il mio turno.

Globalpub : ‘’ Buongiorno.   Mi piacerebbe, come lettore, che lei scrivesse  del  reddito di cittadinanza. Con i suoi dubbi , certo , ma che ne scrivesse. Chiedo troppo ?  ‘’

Loretta Napoleoni : ‘ Cosa intende ? Un libro ? Ora  sono occupatissima. Quando ripasso da Bologna parliamo cinque minuti, va bene ? Si metta in contatto con la Romanelli.  Buongiorno. ‘’

E io che avevo tanti pregiudizi, sulla casta. Invece sono qui, in un posto accogliente, per niente snob. Devo contattare  questa Romanelli…e che sarà mai..?  Ha   l’ aria un pó severa , certo, da ispettrice didattica . Ma sembra con  la testa a posto . Poi scopriró che……

Dio, se potessi raccontarlo….( ma non posso)

Fine

Loretta Napoleoni parte 1

É successo anni fa, il 17 febbraio 2017. Stavo andando a Bologna. Loretta Napoleoni presentava un suo libro, insieme a Raffaella Lamberti e Margherita Romanelli. Volevo incontrarla. Chiedere il suo appoggio per una causa importante.E intanto mi preparavo, mentalmente. Senza riuscirci. Pensavo solo alla guida. Tra poco sarei uscito dall ‘autostrada.

Avrei lasciato la macchina al parcheggio multipiano. Uno dei tanti che coronano Bologna.  Enormi, economici, ispirati  da Molino Dorino a Milano. Giá pronti per le macchine elettriche. E che sono uno dei due assi giocati da Andrea Colombo, ex assessore al traffico. L’altro è la rete di navette. Che funzionano come  taxi collettivi. Ma in una versione  hi tech. Originale e geniale. Io li uso cosí.  Esco dal parcheggio multipiano . Salgo su una prima navetta senza pensarci . Mi porta nella centralissima Piazza Maggiore. Da lí apro la app sul telefonino. Che mi porta alla seconda navetta , e questa a destinazione. E paga. Semplicissimo, un  sogno . Grazie a un software che Colombo ha testato su sua zia. Che è una casalinga tecnofoba con la terza elementare. Ed è stata un giudice severissimo.

 Bologna non vieta le macchine in centro, no : le rende obsolete. Non c’ è neppure la ZTL. Milano ha i soldi , Bologna la buona volontà. Che  si riflette in tutto. Appena si scende dal treno.  A cominciare dai  passaggi pedonali davanti alla stazione. Eleganti , forti, economici. Altro che pioggia : proteggerebbero da un uragano. E sono solo il biglietto da visita .Siamo abbastanza riconoscenti ad Andrea Colombo ? Bisognerebbe fargli….un mausoleo  no. Diciamo un poster , stile presidente nord coreano. Su un semplice cavallo bianco , se un ippogrifo non si trova. E sullo sfondo  una montagna . Meglio se con neve , eventualmente finta. E ricordarlo. Ogni volta che parcheggiamo. E raggiungiamo ogni posto  in 15 minuti.  Come a Milano. Ma  ecco , sono arrivato in Via del Piombo, alla presentazione. Perso in questi pensieri. E adesso ? Come sarà Loretta Napoleoni ? Come le parlo di questa cosa ? ( ne avró il coraggio ?)

(continua)