Perfect day in auotobus

Ci vorrebbe cosí poco . Anche per una Modena smart davvero. Oggi mi acconterei dell ‘ autobus. Mi spiego. Abito in Via Canaletto Sud. Devo andare in Via Giardini 50. Apro la app Moovit, che è ottima. Devo uscire di casa , girare a piedi a destra . Per 300 metri. Fino alla fermata del mio bus , indicato da un ‘icona. Ci clicco su e vedo che è a un chilometro. Che mancano tre fermate alla mia, e che è pieno al venti per cento. Non è l ‘ora di punta. Ok . Mi affretto ma …non ho il biglietto. Niente paura . C’ è il link a ‘’Tper’’. Dove mi sono giá registrato . Un altro click e compro il biglietto. Tutto qui. Bello ma un sogno. Perché le app non dialogano. Cioè Moovit non ha accesso ai dati dei bus in tempo reale. Che l ‘ azienda dei trasporti non fornisce , suppongo. Lei li ha , questi dati, ma non li utilizza. Non c’ è modo , per l ‘utente , di averli . Basterbbe , ripeto , pochissimo . Sarebbe una rivoluzione. Basta avere l’ icona del mio bus sulla mappa , in tempo reale . Con il numero indicativo dei passeggeri. Non si fará ma è un peccato . Come scrivere la tesi di laurea e non consegnarla. .Mi ricorda un’altra storia.

Era la app di Trenitalia. Si faceva il biglietto con il telefonino. Poi , assurdamente, bisognava stamparlo . Non solo : valeva per solo quella corsa. Se perdevi in treno amen. Fu cosí per anni. Finché qualcuno tra i manager si è vergognato. Ha tolto i divieti. Cioè : niente stampa del biglietto, possibilità di prendere una corsa diversa per le successive 4 ore. Per l’ utente una rivoluzione. Quella app inutile, dimenticata , odiata è diventata preziosa.

Ma per gli autobus non succederá . Ci vorrebbe uno scandalo, un paio di passeggeri morti. Meglio una mamma con la bimba. Ma il covid non è un infarto . Non funziona cosí .

Feltrinelli : la tovaglia sporca di feci

Leggo , pigramente , l ‘inserto di Repubblica. Trovo una doppia intervista , a Federico Rampini e Alessandro Baricco. Sul secolo che si apre .Che sarà cinese e non più americano. A pensarci fa impressione. Lo leggeró. Prima faccio il caffè . E penso. Rampini…Baricco …..ragazzi negli anni 80. Avranno visto ‘Ultimo tango a Parigi ‘ , letto ‘ Porci con le ali ‘’ . Poi i libri di Samoná e Savelli , di Feltrinelli e i soliti . Sempre quelli, più o meno. È la famosa ‘memoria collettiva’. Fatta di dettagli. Come quella rubrica dell‘ Espresso : ‘Il lato debole’ , di Camilla Cederna. Frivola in apparenza. In realtà acutissima. Fu raccolta in un libro , con lo stesso nome, da Feltrinelli .
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Che comprai e persi. Scopro che su Amazon non c’è il suo formato Kindle. Nessuno,alla Feltrinelli, si è disturbato a metterlo.
Cosa che si fa in minuti e costa meno di un caffè . Mi indigno. Cos’ è , uno sfregio ? Una vendetta ? E i potenti amici della Cederna ? Tutti spariti ?
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L ‘unico versione disponibile è quella pirata. Pensateci , cari manager della Feltrinelli.

Coop Voce e i sassi dal cavalcavia

Driiin…..É il mio vecchio padre al telefono. Ha un solo euro sul telefonino. Mi chiede di fare la ricarica. Ok , niente di più facile. Apro il tablet. In un minuto sono sul sito di Coop voce. Ecco qui : ricarica on line. Clicco e…..niente di più complicato. Ci sono vari passaggi. Alla fine mandano un SMS di ‘verifica’. Non al mio telefono : a quello di mio padre. Che non è qui. Morale della favola : devo uscire. Proprio stasera che piove e ho il raffreddore. Fortuna che c’è la tabaccheria ai Portali. E che non c’ è fila all ‘ ingresso. Il sito Web è sfacciatamente inutile. Cosa vuole verificare Coop Voce ?  Pago con Poste Pay . Nessuno è più tracciabile di me .     E poi ….sono soldi che entrano, non che escono . Perché inventare dei paletti ? La sicurezza, ok… Ma se è fine a se stessa ? Chi ha la porta blindata nella doccia ?

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C’è di che infuriarsi. Ma chi è che fa il sito della Coop ? Possibile che non ci sia un responsabile ? Non per metterlo alla gogna : perché ci metta la faccia.

Colpisce , come un sasso , il senso di impunitá. Certi burocrati sono intoccabili. Mai nessuna inchiesta , di nessun giornale ‘serio’ , chiederá loro una spiegazione. Saranno anonimi. Per sempre. Come chi lancia i sassi dal cavalcavia.

Scommettiamo ?

Piccole librerie e vecchi merletti

La mia professoressa delle medie, che frequentai nel 1970, muore. Vengo a saperlo per caso. Si è spenta nel sonno, serena, centenaria. Provo tristezza. La ricordo con affetto . E mi fa venire in mente un  libro :  ‘’La casa di campagna”, di Piero Calamandrei. Che lei consigliava come lettura. Ci teneva molto . Era legato a un suo ricordo privato . Un giorno ce lo avrebbe raccontato , diceva. Invece no. Non l’ ha mai fatto. Non sapró mai perché. Fatto sta che quel libro mi torna in mente . Non l’ho mai letto e chissá dove é finito. Vado in libreria : non è recuperabile. Forse era di un editore piccolo , mi spiega il libraio.  Che ha chiuso bottega, bloccando ogni pubblicazione . Perché i diritti sono suoi. Capita , dice.  È giusto ?  Per me no. Ogni libro dovrebbe avere la sua versione digitale,  su Amazon e non solo. Perché il digitale è di fatto gratuito . Quindi non ci sono scuse : va reso disponibile. Il non farlo è una precisa scelta. Che alcuni possono vedere come accidia e bullismo culturale. Perché si colpisce il diritto all ‘ informaziome.

Poi: le piccole librerie……

Il digitale può tornare cartaceo. Il  gentile libraio può procurarsi il PDF del libro , spedirlo a un artigiano e farmelo stampare. Magari in versione economica o , al contrario, lussuosa. Insomma….indietro non si torna , ma tutti possono convivere con tutti. Megastore e microlibrerie. Non mi associo ai cori di lamenti.  Ci vedo un fondo di autocompiacimento , pigrizia mentale e snobismo.

Discorso a parte la pirateria. Mi limito a una osservazione. Sono abbonato a Repubblica on line. Pago un filo meno di 20 euro al mese. L ‘ abbonamento digitale al New York Times costa la metá . E mi dá accesso a un archivio completo degli ultimi 25 anni . Su Repubblica no. Non ”posseggo ‘ niente. Non é come un ebook su Amazon. Tanti articoli bellissimi , ben compresi alcuni di Augias e Rampini , vanno persi per sempre. Qui la nostalgia é giustificata. Non si puó piú tagliare le pagine e riporle. É una perdita secca.

Ma non per chi ha la versione online ‘pirata”. Loro ottengono il giornale gratis e lo archiviano . Dove vogliono , per sempre. Vista cosí , la pirateria ha una faccia piú ‘sorridente’. Ingiusta ma legata alla frustrazione dei consumatori.

Caro Corrado Augias, vogliamo dire anche questo ?

P. S. Qualcuno mi regala il libro di Piero Calamandrei ?

Sotto al tappeto di Jennifer

 Il problema del clima ha una soluzione facile : tirare la cinghia e affidarsi alle rinnovabili . Come ripetono , in coro , economisti e scienziati. Ma la lobby del petrolio non vuole. E , con i suoi mezzi potenti, preme sulla politica. E blocca il cambiamento .Tutto qua. Lo spiega Jennifer Morgan , direttore esecutivo di Greenpeace. Che Luca Fraioli intervista su Repubblica del 14 dicembre.   Il gas…. sarebbe fossile ma non  si dice. Non sta bene. E va usato di straforo . Se no i conti non tornano. Fine del problema. O no ?  Vediamo.

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Prendiamo la Svizzera . Che ha  rottamato una centrale nucleare a Berna. Dopo 47 anni di servizio. Durante i quali ha fornito metá dell’energia consumata nel cantone , cioé 373 MW. Vogliamo sostituirla con una turbina eolica ? Benissimo. C’ è la Enercon E – 126 . È alta 135 metri. Piú di ‘Bosco verticale’ , bellissimo grattacielo di Milano. Ma, a differenza di questo, è  un ecomostro. Pazienza. Il problema è che produce 7,58 MW. Quindi ce ne vogliono 49. Proprio nella bellissima Berna , tutelata dall ‘ Unesco. Anche qui per colpa della lobby del petrolio ? Perché , con i soldi ,ha corrotto la matematica? E dove le mettiamo , 49 torri da 135 metri ? Sotto il tappeto di Jennifer ?

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E il solare  è pure peggio. Hai voglia ad abbellire le rinnovabili. A descriverle con effetti speciali. Restano quello che sono : una regressione , un vicolo cieco. Una finta soluzione che diventa , di suo, un problema. Io la vedo cosí . Il reattore  svizzero era superato.  Bene. Uno  simile, infinitamente più sicuro , moderno,  produce 1400 MW. Piú del triplo. Sufficiente per grandi cose.  Come il  riscaldamento  di ogni edificio . E per  elettrificare tutto il trasporto. E altre cose , più all’ avanguardia. E Jennifer Morgan ?  Come farebbe andare avanti Milano solo con le rinnovabili ? Perché Luca Fraioli non glielo chiede ? Non ne vede il bisogno perché tanto siamo ritardati ?

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Il fatto è che ….non è una partita di calcio. Di qua le rinnovabili , di lá il nucleare. Bisogna scegliere di volta in volta. Senza fanatismi . Per la casetta in montagna il pannello solare va benissimo. Per tutta Milano anche. A patto di abolire giorni grigi , nebbia e agricoltura.

Tanto  a mangiare si va a casa di Luca Fraioli o di Jennifer.

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Il problema delle storie troppo belle è che vogliamo crederci. Meglio di tutti lo ha capito Vanna Marchi , con il suo epocale ‘’ scioglipancia alle alghe’’. Un ‘altra soluzione semplice a un problema complesso : quello dei disturbi alimentari. Sappiamo come è finita . Pure con le rinnovabili… Annusate bene……non vi ricorda la vecchia puzza di alghe e di miracoli  ?

Isabella Conti come Cristina Campagna ?

In  Italia, secondo l’Istat, ci sono stati , nel 2017, 174.933 incidenti , con  3.378 morti. Disgrazie tutte , o quasi, evitabili. Se fosse esistito il 5 G.  O meglio, se fosse stato operativo e maturo. Perché , alla fine, il 5 G è ( sarà ? ) anche questo : Il tassello che manca alla guida autonoma. Che  porterá  a casa , vivi, ragazzini ubriachi usciti dalla discoteca. Permetterá al malato di ricevere una operazione a cuore aperto . Da un robot,sí, ma pilotato oltre oceano. E poi l’internet delle cose  e  la favolosa, si spera,quarta rivoluzione industriale.Il limite è il cielo. Volevo ricordarlo a Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro. Che ha bloccato le nuove antenne . Come vorrebbe fare Cristina Campagna. Che ho incontrato per pochi minuti, settimane fa.

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E che é una donna piacente, di una mezza etá non drammatica. Ben piantata, con pochi grilli per la testa. Di sicuro lavora nel pubblico impiego. Forse in comune. Quasi la vedo, con la scrivania in ordine. Con sopra il cactus e le cornici dell’Ikea. Con le foto delle creature e dell’ omaccione con la barba. Raccoglieva firme a Bologna. Per bloccare le antenne del 5 G. Cosí,  come si bloccherebbe il virus dell ‘Ebola. E invece no, non è un virus.  Meglio vederlo come un  aereo. Mi spiego.

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La sicurezza assoluta non esiste. Ogni tecnologia ha pericoli. Sempre facciamo compromessi. Perché il guadagno, nel lungo termine, è enorme. Solo per questo. Una aereo di linea, se cade, equivale a una  bomba. Che facciamo, torniamo ai treni a vapore e alle navi ?

Il 5 G è come l’ aereo rispetto al treno. Apre un mondo, davvero, in un senso  preciso. Come aggiungere caglio al preparato di latte: nasce  il formaggio . Qui salta fuori  la ‘quarta rivoluzione industriale’’. Cioè  tante cose ora astratte che si concretizzano. A cominciare dall’intelligenza artificiale. A essa, o meglio alla ‘quarta rivoluzione” , hanno dedicato il  ‘’World economic forum’’ del 2016. Tra i grandi della Terra, a Davos. Sì, ma i rischi del 5 G ?

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Se ne è occupata Repubblica. Con un bilanciato articolo di Alessandra Longo, del 5 marzo 2019. A me basta. Il resto mi sembra tecno fobia. O meglio creare paure per fini elettorali. Parlare alla pancia. Che è una eterna tentazione come la pesca di frodo: a portata di mano, produttiva. Comoda come la polenta in busta. Ma è un gioco sporco. Padroneggiato dai No-Vax, da quelli delle ‘scie chimiche’, dagli antiabortisti di Verona con i feti di plastica. Care Isabella Conti e Cristina Campagna, vogliamo seguirli sul loro terreno? Bologna non ha problemi ambientali più importanti ? Vediamo.

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Ci sono ‘DUMBO ‘ e i ‘’Prati di Caprara”. Il primo è una ex area industriale, quasi grande come Porta Nuova  di Milano.Cioé immensa. Il secondo un miracoloso polmone verde. Finiranno sprecati. Dumbo chiusa al pubblico, con eventi tipo sagre, strombazzati sui giornali.E basta. Il parco finirá lottizzato, con delle banali palazzine e i giardinetti. Scommettiamo ? E dire che , a DUMBO, in un suo angolino, ci starebbe l’intero studentato di Amsterdam. Con migliaia di posti, per studenti ma non solo. Fatto di container riciclati, trasportabili e riutilizzabili. Chissá cosa farebbe Milano con un posto cosí. Finirá  con operazioni di facciata e chiacchere.

Uno spreco enorme, nella totale indifferenza. Di tutti, anche del collettivo ‘Link”.

E non ci sará nessuna raccolta di firme . Scommettiamo ?